L'Esperto Risponde

I PICCHI DI GLUCOSIO: SINTOMI E CONSEGUENZE A LUNGO TERMINE

Beatrice Mosele

30/01/2024

La metodica della Bioterapia Nutrizionale pone un forte accento sull’importanza dell’equilibrio glicemico. Al contrario di molta dietistica tradizionale, però, non esclude né demonizza alcune categorie di alimenti ad elevato indice glicemico, ma insegna a mantenere un’alimentazione varia e completa bilanciando l’apporto di zuccheri semplici e complessi (come i carboidrati, base della Dieta Mediterranea e principale fonte di energia per l’organismo).

Ciò su cui è importante insistere, dunque, è il concetto di equilibrio glicemico, con l’obiettivo di mantenere nel corso del pasto e dell’intera giornata un livello di glucosio nel sangue stabile. Per questo non parliamo di una soglia, ma piuttosto di un equilibrio, in modo che il livello di zuccheri adatto all’individuo non subisca brusche variazioni, provocando sul breve periodo una serie di sintomi fastidiosi e rischiando sul lungo periodo di innescare patologie serie.

Per tenere sotto controllo i livelli di zuccheri nel sangue ho più volte ricordato, in questa rubrica, l’importanza di comporre i pasti cercando di ridurre gli alimenti molto zuccherini (i dolci e alcuni tipi di frutta), abbinando sempre ai carboidrati complessi(pasta, cereali, pane, riso, patate) proteine e grassi benefici, senza farsi mai mancare verdure adatte che aiutano un rilascio più lento degli zuccheri.


I sintomi a breve termine dei picchi di glucosio

Quante volte vi sarà successo, un paio d’ore dopo una colazione “classica” con caffelatte e biscotti o al bar con cappuccino e cornetto, di avvertire un senso di stanchezza, un vuoto allo stomaco, o ancora difficoltà di concentrazione? Sono tutti sintomi del fatto che il vostro organismo ha reagito al picco di zuccheri con un’iperproduzione di insulina, che ha abbassato bruscamente i livelli di glucosio nel sangue.

Ma non è solo la reazione dell’organismo: anche il picco stesso causa cali di energia. Troppo glucosio nelle cellule inibisce l’attività dei mitocondri, che sono la centrale energetica della cellula stessa.

La scoperta si deve ad un team guidato da scienziati del Van Andel Institute: i risultati, pubblicati su Cell Reports, evidenziano le implicazioni cellulari del consumo eccessivo di zucchero e forniscono un nuovo importante modello per studiare gli eventi metabolici iniziali che possono contribuire allo sviluppo del diabete. Inoltre, la disfunzione mitocondriale è implicata in una serie di problemi di salute tra cui problemi cardiovascolari, neurodegenerazione e cancro.

I sintomi più comuni di uno sbalzo glicemico a seguito di un singolo pasto sono vari, cambiano da persona a persona, ma i più comuni sono i seguenti:

  • Stanchezza
  • Nausea
  • Giramenti di testa
  • Palpitazioni
  • Ansia
  • Difficoltà di concentrazione
  • Attacchi di fame


Le conseguenze a lungo termine dei picchi di glucosio

Come abbiamo accennato poco fa, però, non sono solo gli effetti a breve termine a preoccupare, spingendoci ad insistere sull’esigenza di un’alimentazione dal corretto equilibrio glicemico. Sul lungo periodo i continui sbalzi di glicemia, e la conseguente produzione di insulina altalenante, possono portare a condizioni croniche e degenerative.

Alcuni segnali “minori”, che si possono percepire in periodi di alimentazione sbilanciata dal punto di vista del carico glicemico, li possiamo ritrovare facilmente nella vita di tutti i giorni. Potremmo avvertire difficoltà nel sonno: risvegli in piena notte con palpitazioni cardiache possono derivare da un brusco calo di glicemia durante il sonno. Andare a dormire invece con la glicemia alta può causare insonnia e generica difficoltà a prendere sonno. Questi sintomi sono più pronunciati nelle donne in menopausa, dove la glicemia sbilanciata porta più frequentemente a vampate e picchi di sudorazione notturna. Con gli squilibri glicemici peggiora l’emicrania, e anche le funzioni cognitive sono meno reattive.

Se queste situazioni di squilibrio si protraggono per lungo termine, è più facile incorrere in una serie di condizioni e patologie croniche che peggiorano qualità e durata della vita. Per quanto un elenco completo non sia semplice (perché la glicemia entri in gioco in moltissime funzioni dell’organismo) ecco di seguito le principali e più evidenti conseguenze di un’alimentazione sbilanciata protratta negli anni:

  • Insulinoresistenza e Diabete (soprattutto nei soggetti predisposti)

Lo squilibrio glicemico a lungo termine e i continui picchi di iper-ipoglicemia, con la conseguente altalena della produzione di insulina, possono portare facilmente ad una condizione di insulinoresistenza. L’organismo inizia ad aver bisogno di quantità sempre più alte di insulina per riportare a livelli normali il glucosio nel sangue, perché le cellule si “desensibilizzano” alla sua azione. Ciò sottopone il pancreas ad un superlavoro, che a lungo andare lo danneggia, portando a sviluppare il diabete di tipo 2. Nel frattempo, data la resistenza all’insulina, si instaura una condizione di iperglicemia costante, che peggiora lo stato di infiammazione.

  • Infiammazione e ossidazione (invecchiamento precoce)

Coinvolge tutto l’organismo, ma si vede in particolare nella salute della pelle, con il peggioramento o l’insorgenza di acne, eczema, psoriasi: il vecchio “mito” della cioccolata che provoca l’acne negli adolescenti, dunque, non è del tutto infondato. Il problema però non sta tanto nella cioccolata (che anzi, se è di qualità e fondente almeno all’85% ha proprietà benefiche e antinfiammatorie), quanto negli zuccheri contenuti in prodotti industriali di bassa qualità.

La pelle risente di questo stato infiammatorio anche mostrando segni di invecchiamento più rapidi, che coinvolgono non solo l’epidermide, con la comparsa di rughe precoci, ma anche gli occhi (cataratta). Altri sintomi di infiammazione sono patologie osteoarticolari come l’artrite. Inoltre, nelle donne con endometriosi e sindrome dell’ovaio policistico, un’alimentazione sotto controllo medico basata sull’equilibrio glicemico ha visto spesso la paziente veder ridurre i sintomi diminuendo anche il bisogno di ricorrere a farmaci. L’infiammazione cronica è anche coinvolta in patologie degenerative che vanno a toccare le funzioni cognitive (demenza, Alzheimer)

  • Depressione

Alcuni stati emotivi sono legati a doppio filo alla glicemia. Lo stress cronico, con alti e costanti livelli di cortisolo, sarebbe stato individuato tra i fattori scatenanti in caso di pre-diabete e di diabete conclamato. Picchi di iper-ipoglicemia sono stati notati in persone ansiose, con un accentuarsi degli attacchi di panico nei casi di ipoglicemia secondaria (e cioè causata dall’iperproduzione di insulina a seguito di un picco glicemico). E anche la depressione avrebbe un legame con gli squilibri della glicemia: un recente studio olandese ha fornito una possibile spiegazione, legata alla neuroinfiammazione causata dall’insulino-resistenza che può aumentare il rischio di depressione.

Scrivi un commento

I campi contrassegnati* sono obbligatori

Passa alla homepage
Scopri cosa può aiutarti subito
Condividi articolo